Lungo
la serie di pareti che delimitano ad oriente il vastissimo
tavolato calcareo del “taccu” di Osini, si apre la Scala di
San Giorgio. Per “scala” la gente del posto intende un
accesso ripido ed accidentato attraverso una balza rocciosa.
Nel caso specifico si tratta di una gola molto angusta,
delimitata da alte muraglie di natura calcarea e dolomitica ed
attraversata da uno stretto nastro d’asfalto proveniente dal
vicino abitato di Osini. Il suo superamento consente l’accesso
al “taccu”, l’unico per chilometri, ad essere agevole. La gola
è il risultato di un insieme di fratture verticali delle masse
rocciose, senza apprezzabile spostamento delle parti generate.
Tale fenomeno prodotto da cause di tipo meccanico è noto in
geologia con il termine di “diaclasi”. Una di queste,
conosciuta con il nome di “Sa Brecca ‘e Usala” è davvero
impressionante. La fenditura attraversa per intero, in senso
verticale, la parte ovest della gola sprofondando con uno
sviluppo complessivo di quasi 100 metri. E’ scrutabile, senza
l’uso di tecniche speleologiche, seguendo una gradinata che ne
consente l’accesso ad un’apertura laterale, oppure dall’alto,
guadagnando la sommità delle pareti con un sentiero
proveniente dall’altipiano. L’aspetto della gola, singolare e
maestoso, suscita gran suggestione per l’altezza delle pareti
e per la breve distanza che intercorre tra esse. Nel suo punto
più profondo, la verticalità può superare i cinquanta metri.
Un breve viottolo in salita, inframezzato da gradini, consente
di raggiungere uno spettacolare punto panoramico posto sulla
parete est del monumento natu-rale. Da qui la vista può
spaziare sul vasto scenario del Rio Pardu, dove si scorgono
pascoli, boschi e macchie, coltivi, piccoli borghi e
all’orizzonte, anche il mare. Nel caso dei comuni di Gairo ed
Osini, è facile distinguere i loro vecchi abitati abbandonati
nel dopo-guerra a causa di fenomeni franosi ed oggi deserti e
di aspetto malinconico.
Volgendo lo sguardo ai piedi della rupe “Scala di San Giorgio”
affonda le proprie radici nella leggenda che racconta un
miracolo operato dal Santo vescovo di Suelli, di nome Giorgio,
che giunto da Seui sul far della sera, in prossimità delle
alte pareti che sovrastano Osini, ordinò alla montagna di
aprirsi al fine di agevolare il suo passaggio per l’abitato,
sono interessanti da osservare grossi blocchi di roccia che
hanno subito il distacco ed il crollo delle pareti
sovra-stanti, sia in epoche remote sia in tempi recenti.
Il sito, che gode di una posizione dominante, è ancora oggi
chiamato “Su Casteddu”. Il toponimo prende origine dalla
tradizione popolare che narra dell’esistenza di un’antica
fortezza a guardia del passo. Ad oggi, però, non è stato mai
dimostrato nulla in proposito. Al più il ritrovamento di
monete di diversi imperatori romani, consente di ipotizzare la
presenza di una postazione romana. Il vasto territorio
interno, a cui si accede dalla gola, è interessato da fenomeni
carsici presenti sia in superficie sia in profondità. Lo
testimoniano le forme di erosione visibili ovunque, la
ricchezza di sorgenti e le numerose grotte distribuite anche
nei territori limitrofi.
Il complesso nuragico di Serbissi è
collocato a 963 m. s.l.m., e una delle sue particolarità è di
essere stato costruito sopra una grande grotta, accessibile da
due entrate distinte, una collocata a est e l'altra a ovest.
Entrando nella grotta dall'ingresso a ovest si arriva ad una
sala circolare di circa 20 m. di diametro dalla quale un
corridoio conduce alla parte opposta del monte, e si arriva dopo
una curva a sinistra, alla seconda entrata poco illuminata e
nascosta dalla vegetazione. A metà del lungo corridoio si trova
una fontana, vicino alla quale inizia uno stretto passaggio a
scivolo che porta ad un ambiente di circa 35 mq. da dove si
aprono altri due passaggi, in parte ostruiti, dei quali si dice
che portassero al nuraghe, che si trova proprio sopra questo
punto. Il nuraghe è costituito da otto torri che in origine
erano tutte all'interno di un'ampio recinto fortificato da
grosse mura. Attualmente solo alcune delle torri sono
visitabili. La Tomba dei Giganti De S'Orku è una delle
più grandi della zona.
Dalla s.s. 125 Orientale Sarda, 10
km. dopo aver superato Tertenia si trova il bivio per Jerzu, si
supera questo centro e si prosegue, superando anche Ulassai,
giungendo infine ad Osini. Recarsi al centro del paese, e subito
dopo un campo sportivo girare a sinistra in via Sardegna. Da qui
si seguono le indicazioni turistiche per il "Taccu di Osini",
uscendo dall'abitato la strada procede in salita, in una strada
con numerosi tornanti. Dopo aver percorso km. 2,6 dall'uscita
del paese si trova un bivio, si prende a destra una strada
bianca, e si procede per 3 km. esatti. La strada finisce davanti
ad un sentiero che si trova a sinistra: bisogna percorrerlo per
qualche centinaio di metri, sino ad arrivare sull'altura dove si
trova il complesso nuragico. La Tomba dei Giganti si trova nei
pressi del nuraghe.

|