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Il paese, il cui
nome ha origine dalle parole greche "ga" e
"roa", cioé "terra che scorre", per la sua
precaria condizione idro-geologica, inizialmente era chiamato
Gairo Vecchio, ma l'abitato colpito a più riprese da disastrose
alluvioni, fra cui la più drammatica fu quella del 1951, e
minacciato da progressivi cedimenti del terreno, è stato ormai
abbandonato del tutto e l'intera popolazione si è trasferita
nel nuovo paese, che, sorto più a monte, con il nome di Gairo
S. Elena, conta oggi quasi 2000 abitanti e possiede un
territorio di circa 80 Kmq, dove si vive soprattutto di
pastorizia (ovini, caprini, suini) e di cantieri di
rimboschimento.
Il paese di Gairo Vecchio che ormai
è divenuto un’attrazione turistica non indifferente. Questo
Vecchio Centro, oramai disabitato dal 1963, è un importante
esempio di archeologia riguardante gli insediamenti abitativi
della Sardegna Centro Orientale. Addentrandosi nel vecchio borgo
si nota immediatamente la tecnica costruttiva delle stradine e
dei vicoli intorno ai quali si sviluppava: in parte le vie erano
carrabili, in particolar modo le principali, ed in larga misura
a carattere pedonale.
Il fondo stradale era costituito prevalentemente da terra
battuta o selciato ed i dislivelli esi-stenti tra le vie,
conseguenza diretta dell’ubicazione montana del centro, vengono
superati grazie alla realizza-zione di scale o viottoli pedonali
o mulattiere. I materiali usati per la realizzazione del
selciato e delle scale così come anche le case, sono
prevalentemente costituiti da granito, scisto e altre rocce
locali mentre come legante si usava prevalentemente fango oppure
malta di calce e sabbia, vecchio retaggio di ancestrali tecniche
costruttive.
La calce per la realizzazione della malta usata come legante
nelle costruzioni era prodotta in un forno di calce
appositamente costruito in località Taquisara, dove oggi sorge
l’omonimo paese, frazione di Gairo. Tale forno è rimasto attivo
fino ad oltre la metà del Ventesimo secolo.
In tempi recenti si è provveduto ad asfaltare la via centrale
del Vecchio Borgo in conseguenza dell’importanza che questa
aveva come collegamento con le campagne circostanti.
Gairo un tempo era conosciuto per la ricchezza
dei suoi boschi, dove era presente soprattutto il leccio, ma,
purtroppo, ha pagato un alto tributo agli incendi che hanno
denudato e impoverito molti dei suoi paesaggi, compreso quello
caratterizzato da un monumento naturale di rara imponenza e
suggestione: il torrione calcareo di Perda Liana alto 1293 metri
e da cui si gode di una vista ammirabile. Qui un tempo erano
numerosi i mufloni e si vedeva spesso volteggiare il più grande
degli uccelli da rapina dell'isola, il Gypaeto barbato. Sono
frequenti le testimonianze di una lontana frequentazione di
comunità neolitiche soprattutto nell'area nuragica di Serbissi
e nell'area archeologica di Perdu Isu, mentre resti relativi
all'età del bronzo sono venuti alla luce ai piedi del bastione
roccioso di Taquisara dove si trova una tomba dei giganti
violata, però, dalle ruspe. Attualmente si vorrebbero
valorizzare le grotte per il turismo montano e si pone al centro
dell'interesse Sa Rutta 'e su Marmu che si trova a 860 metri di
quota e viene ritenuta una delle più suggestive. Le sagre più
importanti si celebrano: nella domenica di Pentecoste, con tre
giorni di festa dedicati allo Spirito Santo e la prima domenica
di agosto in onore della Madonna della Neve.

SITO ISTITUZIONALE DEL
COMUNE DI GAIRO
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