IL TERRITORIO

Sconosciuta fino a pochi decenni fa, l’Ogliastra, appena divenuta provincia (OG), è considerata uno dei luoghi più belli del mondo. Chiunque vi giunga non può non rimanerne affascinato. Si affaccia dalla costa orientale della Sardegna sul Mar Tirreno, di poco sotto il Golfo di Orosei, e si estende fino alle pendici dei Monti del Gennargentu. La provincia conta 23 comuni, 58.389 abitanti (il 3,6% della popolazione sarda) ed è la provincia meno popolata d'Italia. Il paesaggio si divide tra bianche distese di sabbia finissima, acque cristalline, rocce a strapiombo sul mare, boschi secolari e aride pianure deserte. Quello dell’Ogliastra è un paesaggio ancora incontaminato e selvaggio, orgoglio dei suoi abitanti, oggetto di desiderio per i turisti. Con i suoi 1854 km² (il 6,2% del territorio sardo), l’Ogliastra è una terra di confine tra due mondi: quello agricolo del sud e quello pastorale del centro della Sardegna, nonché terra in cui si concentrano tutte le molteplici facce dell’isola sarda: cultura, tradizioni secolari, natura e storia. Nel corso della storia questa regione ha sofferto dell’isolamento e di un limitato sviluppo economico: infatti l’economia ogliastrina si basa ancora in gran parte sulla pastorizia e l’allevamento nonché sulla importante produzione vinicola e casearia. Le bellezze naturali hanno però permesso anche lo sviluppo dell’industria turistica, che ha iniziato a valorizzare non solo la incantevole zona costiera ma anche quella, ugualmente bellissima e ancora sconosciuta, dell’entroterra.

Le tracce dei primi insediamenti umani in Ogliastra risalgono probabilmente al Neolitico e sono state rinvenute all'interno delle grotte del Supramonte di Baunei. Gli uomini preistorici, comunque, vivevano anche lungo le coste e le cale, cibandosi di vegetazione spontanea, di cacciagione e di pesca, sebbene le continue incursioni piratesche li costrinsero a spostarsi verso l'entroterra e a dare, così, origine ai primi paesi montani, all'interno dei quali incominciarono a praticare l'agricoltura e la pastorizia. Il culto pagano dei popoli prenuragici è testimoniato dai vari reperti che sono stati rinvenuti nella zona, come utensili di vario genere, anfore di diverse dimensioni e punte di frecce. L'Ogliastra, poi, è particolarmente disseminata di Nuraghi, spendide e suggestive casa-fortezze, e di Tombe dei Giganti, ovvero tipi di sepolture nuragiche che testimoniano una notevole concentrazione di popolazioni nella regione. Il nuraghe è uno dei simboli più conosciuti della Sardegna, forse il monumento più rappresentativo della sua storia millenaria. E' un'imponente costruzione di forma semplice o complessa che può raggiungere e superare i 20 metri di altezza. Può sembrare inverosimile che che molte di queste costruzioni, erette con la tecnica della pietra a secco, si siano conservate così integre sino ai giorni nostri. Essi sono un vero e proprio gioiello dell'architettura preistorica, la quale testimonia l'altissimo livello di sviluppo che la civiltà nuragica raggiunse nell'età del bronzo.
Durante il VII secolo a.C. la zona venne occupata dai Fenici, dai Punici e, successivamente, dai Romani, popolo del quale sono a tuttoggi presenti, lungo la costa, varie tracce e ruderi di villaggi. In seguito, dopo la conquista della Sardegna da parte dei Pisani, essa venne occupata dagli Aragonesi nel 1323, come testimonia la presenza di diverse torri costiere e di varie chiese campestri. Nel XII secolo la Sardegna era divisa in Giudicati e l'area dell'Ogliastra apparteneva al Giudicato di Cagliari, ma solo agli inizi del XIII secolo i Pisani, prima di venire cacciati dall'isola dagli Aragonesi, la resero Giudicato indipendente.
Con il trascorrere dei secoli, comunque, la storia dell'Ogliastra è comune a quella del resto della Sardegna fino all'arrivo dello Stato Piemontese, al quale è dovuta la distruzione del suo originario, rigogliosissimo manto boschivo d'alto fusto. Durante i millenni, le varie popolazioni esterne che hanno colonizzato la Sardegna si sono sempre impadronite dei suoi tesori, delle sue foreste, del suo mare. Ma, in compenso, hanno anche ricevuto qualcosa, la malaria e la peste, le terribili malattie che le hanno costrette ad abbandonare l'isola e che hanno rafforzato il carattere e la fierezza delle genti locali.
 
In seguito alla legge regionale n. 9 del 2001 e successive integrazioni, è stata effettuata una nuova ripartizione del territorio della Regione Autonoma della Sardegna, che ha portato il numero delle province da quattro a otto. Le nuove Province sono attualmente solo amministrative, vale a dire che i territori usufruiranno di una migliore ripartizione dei fondi, ma non hanno (e potrebbero non avere) - ad esempio - nè Prefettura nè altri uffici statali su scala provinciale (Questura, Banca d'Italia ecc.). Le modifiche hanno assunto piena operatività a partire dal maggio 2005, quando si sono svolte le elezioni per rinnovare tutti i Consigli provinciali.
 
 
 
 
LA CUCINA
Le specialità della cucina di questa zona della Sardegna sono costituite dalle svariate pietanze a base di carne, cucinate in diversi modi. Il gusto particolare delle carni è dovuto alla  qualità dei pascoli naturali, quasi allo stato brado. Le carni preferite sono quelle dei maialetti da latte, capretti e gli agnellini di pochi chili di peso, o gli agnelloni di qualche mese, i cinghiali , e in genere tutta la selvaggina e la cacciagione. I secondi a base di carne si preparano quasi sempre all'aperto (durante la bella stagione), con un fuoco alimentato da legna secca, il capo da arrostire, viene infilato su un lungo spiedo di ferro o di legno si accosta al fuoco.La cottura deve essere eseguita lentamente , con pazienza e con cura,dosando sapientemente le fiamme e stillando gocce bollenti di lardo acceso sulla carne. Questo accorgimento facilita e rende perfetta la cottura. Innumerevoli sono le sagre della carne che si svolgono ogni anno nei vari paesi Ogliastrini, soprattutto in quelli di montagna ( Baunei, Talana, Jerzu, Arzana , Villgrande, Urzulei).
 
Altri piatti tipici della cucina Ogliastrina sono le pietanze a base di interiora: la Tratalia, composta pezzi di coratella, alternati da sottili fette di lardo e di pane, avvolti dai teneri intestini di agnello e capretto, in Sardo "Sa Nappa" e Is longus, viene arrostita avvolta intorno ad un grosso spiedo fino a diventare croccanti. Sa corda è formata da un sostanzioso intreccio di viscere, cucinato arrosto o in tegame con i piselli freschi.
Per poter gustare queste specialità, cucinate come nella descrizione appena fatta è necessario recarsi nei paesi di montagna, dove l'arrostire la carne di capra, di pecora e di porcetto è il rito più importante, dalla tradizione millenaria. Ogni tipo di carne, infatti, richiede un diverso tipo di legna da ardere per ottenere sapori ed aromi dal gusto inconfondibile.
 
Tra le pietanze più conosciute ed apprezzate ci sono i culurgiones. Sono formati da sfoglia ripiena di patate e formaggio, che viene lavorata pizzicandone i due estremi fino a ottenere una cucitura che li fa somigliare a una spiga dalla forma allungata e larga. La sfoglia si realizza con farina, semola, uova, acqua, strutto e sale. Viene impastata e stesa col matterello. Il ripieno è dato da patate lessate e macinate, pecorino sardo fresco, stagionato, aglio, olio d'oliva extravergine e foglie di menta. Una volta pronto il ripieno, viene messo in piccole quantità nei dischetti di pasta ottenuti con una formina. Nella maggior parte dei laboratori artigianali gli ingredienti usati sono naturali. Fatti bollire in acqua calda, i culurgiones sono conditi con sugo di pomodoro e una spolverata di pecorino. 
Citiamo poi le Coccoi prenas, saporitissime focacce di patate, e s'Anguli 'e Cibudda prelibata pizza con la pasta fatta da farina, sugo, cipolle, Casu 'e Fitta, zucche cucinate nel forno a legna su una foglia di cavolo verza. Ogni pietanza Ogliastrina viene preparata con l'olio extravergine d'oliva prodotto nella zona tra Loceri ed Ilbono che dal 2005 è stato inserito nel circuito nazionale ”Città dell'Olio”. La pianta dell'olivo e dell'olivastro è infatti parte integrante del paesaggio dell'Ogliastra.
Una particolare accenno và fatto al delizioso pecorino e al gustosissimo prosciutto di Villagrande e di Talana, prodotti soprattutto da privati e sempre presenti nella tavola della gente sarda e ogliastrina.
Infine si servono i dolci, con amaretti, pirichitti e pardulas. Tipico di Tortolì è il Pan‘e saba a base di frutta secca.
  

L'ARTIGIANATO
L'artigianato ogliastrino rispecchia il forte legame con la terra: importanti sono gli oggetti in ferro battuto e il legno lavorato, come anche i gioielli in filigrana, dalle forme e dai soggetti legati alle tradizioni locali. Il grande punto di forza di questo territorio è stato, per quanto possa sembrare a molti un elemento di debolezza, il suo isolamento. Questo ha determinato la forte caratterizzazione etnografica dell’intera area creando così gli elementi del patrimonio culturale unico dell’Ogliastra.
L’attività davvero caratterizzante rispetto al resto del territorio sardo è quella tessile, praticata oggi come un tempo esclusivamente con il telaio orizzontale; la materia prima è la lana delle pecore, ma vengono usati anche lana di capra e il cotone o il lino. Tra i manufatti più diffusi c’è il copricassa, da mettere sulla cassapanca tradizionale, che conserva la dote della sposa. I decori, punto su punto, sono cervi, pavoni, fiori e danze realizzati con colori vivaci, un tempo estratti da erbe e bacche.
La cassapanca è l’altro elemento tipico di questo artigianato. Serviva per conservare o riporre la biancheria di famiglia e i tipi di legno principalmente usati sono, ancora oggi, il castagno, il noce e il ginepro, abbelliti con la tecnica dell’intaglio. Le decorazioni sono ispirate alla natura.
I cancios de frenu sono i gioielli di Villagrande, che vengono usati per chiudere il corpetto e per arricchire il copricapo, entrambi del costume tradizionale della donna sarda. I corpetti vengono abbottonati attraverso questo gioiello filigranato che ripropone motivi floreali ed è lungo circa 20 centimetri. Quelli usati per il copricapo sono decorati con fini cesellature in argento che riproducono fiori ed uccelli.
Sa serretta è uno strumento composto da un asticella metallica che presenta alle estremità due rotelline dentellate. Fa parte degli strumenti della cultura tipica dell’Ogliastra e serve per dare forme uniche al pane. Sapientemente utilizzata la serretta dà vita a uccellini e gallinelle, soggetti tipici dell’espressione artistica locale.